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	<title>PalermoFree.com &#187; Racconti</title>
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	<description>Il primo blog comunitario che ti premia!!</description>
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		<title>Essere bambino negli anni 80</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 10:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abitare a Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi è capitato di leggere un post di Walter Gianò e mi sembrava di rivevere la mia vita da bambino e ragazzo negli anni 80. Devo dire che quello scritto da Walter è uno spaccato di vita reale a Palermo e nei paesi vicini ben delineato e veritiero. Riportiamo il primo pezzo dell&#8217;articolo e il [...]


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-630" style="margin: 10px;" title="bimbo" src="http://www.palermofree.com/blog/wp-content/uploads/2010/01/bimbo.jpg" alt="" width="240" height="180" /></p>
<p>Mi è capitato di leggere un post di Walter Gianò e mi sembrava di rivevere la mia vita da bambino e ragazzo negli anni 80. Devo dire che quello scritto da Walter è uno spaccato di vita reale a Palermo e nei paesi vicini ben delineato e veritiero.</p>
<p>Riportiamo il primo pezzo dell&#8217;articolo e il link per leggerlo tutto.</p>
<p>&#8220;<strong>Essere stato bambino negli anni 80 a Palermo non fu facile</strong>. Il mio</p>
<p>carattere di adesso ed il modo con cui guardo ciò che mi circonda è fortemente condizionato da come giocavo allora, da chi frequentavo, da taluni ricordi.&#8221;</p>
<p>Il link dove leggere l&#8217;articolo&#8230; <strong><a href="http://palermo.blogsicilia.it/2010/01/io-bambino-negli-anni-80/" target="_blank">continua la lettura qui</a></strong></p>
<p>La foto è stata scattata da G. Romano.</p>


<p>No related posts.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il libro Angeli e Orchi sarà presentato anche a Bagheria</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 09:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>treman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<description><![CDATA[Il libro di Nicolò Angileri sarà presentato a Villa Cattolica il prossimo 14 novembre alle 17,30. Alla presentazione del libro, oltre all&#8217;autore, sabato saranno presenti Raffaella Catalano, co-autrice, Ficarra &#38; Picone e la Dario Flaccovio Editore. Di seguito pubblichiamo la bella lettera di Ficarra &#38; Picola e la presentazione di Raffaella Catalano. La copertina del [...]


No related posts.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro di Nicolò Angileri sarà presentato a Villa Cattolica il prossimo 14 novembre alle 17,30. Alla presentazione del libro, oltre all&#8217;autore, sabato saranno presenti Raffaella Catalano, co-autrice, Ficarra &amp; Picone e la Dario Flaccovio Editore. Di seguito pubblichiamo la bella lettera di Ficarra &amp; Picola e la presentazione di Raffaella Catalano.</p>
<p>La copertina del libro in libreria:</p>
<p><img class="size-full wp-image-352  alignleft" style="margin: 12px;" title="copertinalibro" src="http://www.palermofree.com/blog/wp-content/uploads/2009/11/copertinalibro.jpg" alt="copertinalibro" width="245" height="362" /></p>
<p style="text-align: left;">
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Una stanza per tornare a essere piccoli</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Di Ficarra &amp; Picone</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">La stanza era sicuramente colorata. C’era un intenso profumo di matite e colori, e forse c’era un qualche tipo di animale disegnato alle pareti… il tempo, si sa, offusca i ricordi e a volte li modifica anche. Ma sicuramente c’era lui: un piccolo e luccicante banco da scuola elementare, con due seggioline accanto. Tutti a scuola abbiamo avuto il nostro banco e un compagnetto di cui abbiamo un ricordo confuso… come noi adesso di quella stanza. Crediamo che non ci sia un solo uomo sulla faccia della Terra che di fronte a un banchetto da scuola elementare possa resistere alla tentazione: sedersi, chiudere gli occhi e, insieme all’odore delle matite e delle gomme per cancellare, tornare a quando si era piccoli. Ecco, noi in quel momento eravamo due uomini sulla fascia della Terra. Ma, ahinoi, la Terra è roba per grandi, così ci siamo guardati e insieme abbiamo convenuto che anche con la scusa, spesso comoda, di essere dei comici, sedersi dietro il piccolo banco sarebbe stato troppo. Più che comici, saremmo apparsi ridicoli. Ma poiché la fortuna aiuta spesso gli audaci, ma sempre e comunque aiuta chi c’ha culo, qualcosa ci venne in soccorso.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">I giornalisti presenti ci proposero infatti di fare due scatti seduti proprio lì, su quelle seggioline, dietro quel banchetto. Dicevano che sarebbe stata un’immagine bella e forte contemporaneamente e che avrebbe giovato alle finalità di quella giornata. Noi non sappiamo che tipo d’immagine sia venuta fuori, sappiamo soltanto che con la scusa dei flash, ogni tanto chiudevamo gli occhi e, insieme all’odore delle matite e delle gomme per cancellare, raggiungevamo le nostre lontanissime scuole elementari.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Quel giorno amavamo i giornalisti!</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Era gennaio del 2007 e noi eravamo stati invitati negli uffici della Squadra Mobile di Palermo per inaugurare la “Baby Mobil”, ovvero l’Isola dei bambini” la prima stanza in Italia, in uso alle forze dell’ordine, attrezzata per ascoltare le vittime di abusi sessuali, per metterle a proprio agio durante le loro audizioni.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">E’ passato un po’ di tempo da quel giorno, ma questo libro ci ha riportati per la prima volta dentro la stanza, ad scoltare i singhiozzi di quei bambini costretti a diventare grandi troppo presto.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">La parola pedofilia ci fa paura: è troppo doloroso immaginare gli occhi spaventati delle piccole vittime, le urla soffocate nella notte dalle enormi mani degli orchi, il loro silenzio spesso estorto con la minaccia di un dolore più grande.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">La parola pedofilia ci rende cattivi: un senso di vendetta verso i carnefici fa vacillare i nostri più moderni principi di umana comprensione e di perdono. Dalla parola pedofilia ci difendiamo: la releghiamo a notizia da telegiornale, che non riguarda la nostra vita, n nostri piccoli, le nostre case. Ma riguarda i “poverini”, “quelli sfortunati”, quelli che in tv hanno nomi diversi, ma tutti la stessa faccia.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Leggere quindi di queste storie, e soprattutto saperle vere, richiede uno sforzo voluto, perché quando si vedono certe cose, e il libro ha il merito di farcele vedere, non si può rimanere gli stessi.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Nicolò Angileri, insieme a Raffaella Catalano, ci ricorda che i pedofili di cui tanto sentiamo parlare, nei sempre più distanti telegiornali del nostro tempo, possono essere così vicini da non riuscire spesso a riconoscerli. Ed è questa preoccupazione che ci lascia il libro, preoccupazione però subito confortata dalla certezza di sapere che dentro una piccola stanza… colorata, con un intenso profumo di matite e con un qualche tipo di animale disegnato alle pareti, ci sono uomini che ogni giorno medicano le anime e i sorrisi dei nostri angeli, quegli angeli che grazie a un banchetto luccicante da scuola elementare forse torneranno a essere piccoli, e saranno felici pensando che per fortuna passerà ancora molto tempo prima di diventare grandi!</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Premessa</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">di Raffaella Catalano</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Ho conosciuto Nicolò Angileri nell’autunno del 2008, tramite un collega giornalista.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Quando l’ho incontrato per la prima volta mi sono detta che se fossi stata una criminale non avrei mai voluto avere a che fare con lui. Nicolò ha l’aspetto da duro. Per il fisico compatto, per il giubbotto di quelle nera (dal quale, avrei notato poi, non si separa mai), per gli occhiali scuri che porta sempre e per la faccia che a prima vista ricorda quella di Ricky Memphis nei film in cui interpreta il dispensatore di cazzotto. Glielo dicono tutti che somiglia a quell’attore, ma a lui non fa molto piacere. Pero probabilmente in un film anche a Nicolò Angileri un regista affiderebbe quel genere di ruolo. Perhcè al cinema spesso conta più la faccia che l’indole. E il copione da duro pensavo che Nicolò l’avesse sempre recitato in quella sorta di gioco delle parti che spesso fanno i poliziotti durante gli interrogatori: uno blandisce, l’altro attacca, una fa l’amico, l’altro l’inflessibile. Poi ho saputo che lui gli ultimi sei anni dei suoi diciannove di servizio in polizia li ha impiegati a occuparsi di violenze sessuali sui bambini, a Palermo. E per trattare casi così delicati non serve soltanto un fisicop possente: c’è bisogno soprattutto di sensibilità.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Quando dai suoi racconti ho scoperto che la cosa a cui tienesi più sono i bambini che tutela prestando servizio alla Sezione specializzata minori della squadra Mobile, ho smesso di pensare a Ricky Memphis e hai duri dello schermo. Ho sentito le emozioni di Nicolò, ho vissuto la sua e capito i sacrifici che gli richiede ogni caso giudiziario in cui si impegna. Ho imparato che per lui il lavoro è sempre e prima di tutto l’incontro con una vicenda umana. Ogni volta più amara. E ho percepito pure l’amore di questo poliziotto trentottenne per i suoi figli e per sua moglie e la voglia che ha di non trascurarli, nonostante le ragioni di servizio lo tengano spesso lontano da casa.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Nicolò mi ha anche raccontato un segreto che da un uomo che vive strada non mi sarei aspettata: la sua devozione agli angeli custodi. Secondo lui esistono. Sostiene che in ogni momento difficile ne ha incrociato uno, magari cogliendolo con lo sguardo in un quadro, su un libro o passando davanti a una chiesa. Oppure in un riferimento casuale nel corso di una conversazione.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Per lui gli angeli sono illuminazioni del momento e conforto nella sofferenza. Una sofferenza che nasce dal lavoro che fa, che non gli ha impedito di andare avanti.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Di crisi lui ne ha avute nell’affrontare centinaia di storie di violenza. Ha temuto e teme anche per i suoi figli. Ogni tanto qualcuno ha rivolto minacce non sempre velate alla sua famiglia.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Un giorno, uno di quelli più brutti – sempre che tra gli orrori delle vite violate dai pedofili si possa fare una classifica – Nicolò stava per mollare tutto e passare a un ambito professionale diverso, meno coinvolgente e meno distruttivo a livello psicologico. Ma ha la testa dura e non si arrende facilmente. Così ha parlato del suo disagio con una psicologa che da molti più anni di lui lavora con i bambini e le ha raccontato le sue difficoltà e il suo scoramento.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Lei gli ha dato un consiglio semplici: scrivi le storie che ti capitano, anche le più raccapriccianti. Raccontale a te stesso appena ne esci fuori. Sarà una specie di autoanalisi che forse ti aiuterà a vederle un po’ a distanza.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Perché se soffri troppo non potrai più aiutare gli altri.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">E così, nottetempo, Nicolò si è messo a prendere appunti. A penna, al computer, come capitava, ed è uscito dalla crisi poco dopo aver cominciato a mettere nero su bianco. E’ andato avanti a scrivere per qualche anno.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Sapeva che quegli stralci di storie buttate su un foglio con l’idea di liberarsi dall’angoscia erano troppo personali per avere un pubblico di lettori. Però ha voluto raccogliere lo stesso, alla rinfusa com’erano. Poi le ha rilegate e le ha trasformate in un regalo per sua moglie, in occasione di un compleanno. Lei proprio non se l’aspettava, quel genere di dono, perché Nicolò aveva sempre scritto in silenzio.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Lui mi ha raccontato che alla fine della lettura sua moglie era entusiasta. Da tempo vedeva sua marito più sollevato e erano, ma adesso aveva anche scoperto qualcosa di nuovo su quell’uomo che le viveva accanto tredici anni: il suo mondo professionale fatto di storie indicibili che lui le aveva quasi sempre tenuto nascoste per non addolorarla. I resoconti di Nicolò le avevano dato scosse ed emozioni. &lt;&lt;Non dovrei leggerle solo io, queste cose&gt;&gt;, gli disse una sera. Lui sapeva bene di non essere uno scrittore: non voleva cimentarsi in un’opera destinata al pubblico. Passò qualche tempo, ma sua moglie non demordeva e Nicolò si rese conto che forse poteva affrontare anche quella sfida.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Così io e lui ci siamo incontrati. Gli ho chiesto di raccontarmi quelle storie. Con la voce, le sue voce, le sue emozioni, i suoi sfoghi a volte ruvidi e a volte teneri e i suoi ricordi brutti o belli: la violenza, ma anche le espressioni dei bambini che gli avevano sorriso, gli abbracci dei genitori che lo avevano ringraziato, che avevano pianto con lui e poi tirato un sospiro di sollievo alla fine di un’esperienza drammatica.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Quelle storie adesso sono qui in una forma nuova.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Nicolò bene a tutti e che, quindi, non lasceranno indifferenti.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow-y: hidden; left: -10000px; overflow-x: hidden; width: 1px; position: absolute; top: 655px; height: 1px;">Io credo che valga pena conoscerle, nonostante siano sfibranti. Servirà a individuare, a comprendere e a evitare le situazioni a rischio, a portare nelle scuole esperienze utili e a spezzare via remore tabù, silenzi.</div>
<p><strong><span style="font-size: medium;">Una stanza per tornare a essere piccoli</span></strong></p>
<p><em>Di Ficarra &amp; Picone</em></p>
<p>La stanza era sicuramente colorata. C’era un intenso profumo di matite e colori, e forse c’era un qualche tipo di animale disegnato alle pareti… il tempo, si sa, offusca i ricordi e a volte li modifica anche. Ma sicuramente c’era lui: un piccolo e luccicante banco da scuola elementare, con due seggioline accanto. Tutti a scuola abbiamo avuto il nostro banco e un compagnetto di cui abbiamo un ricordo confuso… come noi adesso di quella stanza. Crediamo che non ci sia un solo uomo sulla faccia della Terra che di fronte a un banchetto da scuola elementare possa resistere alla tentazione: sedersi, chiudere gli occhi e, insieme all’odore delle matite e delle gomme per cancellare, tornare a quando si era piccoli.</p>
<p>Ecco, noi in quel momento eravamo due uomini sulla fascia della Terra. Ma, ahinoi, la Terra è roba per grandi, così ci siamo guardati e insieme abbiamo convenuto che anche con la scusa, spesso comoda, di essere dei comici, sedersi dietro il piccolo banco sarebbe stato troppo. Più che comici, saremmo apparsi ridicoli. Ma poiché la fortuna aiuta spesso gli audaci, ma sempre e comunque aiuta chi c’ha culo, qualcosa ci venne in soccorso.</p>
<p>I giornalisti presenti ci proposero infatti di fare due scatti seduti proprio lì, su quelle seggioline, dietro quel banchetto. Dicevano che sarebbe stata un’immagine bella e forte contemporaneamente e che avrebbe giovato alle finalità di quella giornata. Noi non sappiamo che tipo d’immagine sia venuta fuori, sappiamo soltanto che con la scusa dei flash, ogni tanto chiudevamo gli occhi e, insieme all’odore delle matite e delle gomme per cancellare, raggiungevamo le nostre lontanissime scuole elementari.</p>
<p>Quel giorno amavamo i giornalisti!</p>
<p>Era gennaio del 2007 e noi eravamo stati invitati negli uffici della Squadra Mobile di Palermo per inaugurare la “Baby Mobil”, ovvero l’Isola dei bambini” la prima stanza in Italia, in uso alle forze dell’ordine, attrezzata per ascoltare le vittime di abusi sessuali, per metterle a proprio agio durante le loro audizioni.</p>
<p>E’ passato un po’ di tempo da quel giorno, ma questo libro ci ha riportati per la prima volta dentro la stanza, ad scoltare i singhiozzi di quei bambini costretti a diventare grandi troppo presto.</p>
<p>La parola pedofilia ci fa paura: è troppo doloroso immaginare gli occhi spaventati delle piccole vittime, le urla soffocate nella notte dalle enormi mani degli orchi, il loro silenzio spesso estorto con la minaccia di un dolore più grande.</p>
<p>La parola pedofilia ci rende cattivi: un senso di vendetta verso i carnefici fa vacillare i nostri più moderni principi di umana comprensione e di perdono. Dalla parola pedofilia ci difendiamo: la releghiamo a notizia da telegiornale, che non riguarda la nostra vita, n nostri piccoli, le nostre case. Ma riguarda i “poverini”, “quelli sfortunati”, quelli che in tv hanno nomi diversi, ma tutti la stessa faccia.</p>
<p>Leggere quindi di queste storie, e soprattutto saperle vere, richiede uno sforzo voluto, perché quando si vedono certe cose, e il libro ha il merito di farcele vedere, non si può rimanere gli stessi.</p>
<p>Nicolò Angileri, insieme a Raffaella Catalano, ci ricorda che i pedofili di cui tanto sentiamo parlare, nei sempre più distanti telegiornali del nostro tempo, possono essere così vicini da non riuscire spesso a riconoscerli. Ed è questa preoccupazione che ci lascia il libro, preoccupazione però subito confortata dalla certezza di sapere che dentro una piccola stanza… colorata, con un intenso profumo di matite e con un qualche tipo di animale disegnato alle pareti, ci sono uomini che ogni giorno medicano le anime e i sorrisi dei nostri angeli, quegli angeli che grazie a un banchetto luccicante da scuola elementare forse torneranno a essere piccoli, e saranno felici pensando che per fortuna passerà ancora molto tempo prima di diventare grandi!</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">Premessa</span></strong></p>
<p><em>di Raffaella Catalano</em></p>
<p>Ho conosciuto Nicolò Angileri nell’autunno del 2008, tramite un collega giornalista.</p>
<p>Quando l’ho incontrato per la prima volta mi sono detta che se fossi stata una criminale non avrei mai voluto avere a che fare con lui. Nicolò ha l’aspetto da duro. Per il fisico compatto, per il giubbotto di quelle nera (dal quale, avrei notato poi, non si separa mai), per gli occhiali scuri che porta sempre e per la faccia che a prima vista ricorda quella di Ricky Memphis nei film in cui interpreta il dispensatore di cazzotto. Glielo dicono tutti che somiglia a quell’attore, ma a lui non fa molto piacere. Pero probabilmente in un film anche a Nicolò Angileri un regista affiderebbe quel genere di ruolo. Perhcè al cinema spesso conta più la faccia che l’indole. E il copione da duro pensavo che Nicolò l’avesse sempre recitato in quella sorta di gioco delle parti che spesso fanno i poliziotti durante gli interrogatori: uno blandisce, l’altro attacca, una fa l’amico, l’altro l’inflessibile. Poi ho saputo che lui gli ultimi sei anni dei suoi diciannove di servizio in polizia li ha impiegati a occuparsi di violenze sessuali sui bambini, a Palermo. E per trattare casi così delicati non serve soltanto un fisicop possente: c’è bisogno soprattutto di sensibilità.</p>
<p>Quando dai suoi racconti ho scoperto che la cosa a cui tienesi più sono i bambini che tutela prestando servizio alla Sezione specializzata minori della squadra Mobile, ho smesso di pensare a Ricky Memphis e hai duri dello schermo. Ho sentito le emozioni di Nicolò, ho vissuto la sua e capito i sacrifici che gli richiede ogni caso giudiziario in cui si impegna. Ho imparato che per lui il lavoro è sempre e prima di tutto l’incontro con una vicenda umana. Ogni volta più amara. E ho percepito pure l’amore di questo poliziotto trentottenne per i suoi figli e per sua moglie e la voglia che ha di non trascurarli, nonostante le ragioni di servizio lo tengano spesso lontano da casa.</p>
<p>Nicolò mi ha anche raccontato un segreto che da un uomo che vive strada non mi sarei aspettata: la sua devozione agli angeli custodi. Secondo lui esistono. Sostiene che in ogni momento difficile ne ha incrociato uno, magari cogliendolo con lo sguardo in un quadro, su un libro o passando davanti a una chiesa. Oppure in un riferimento casuale nel corso di una conversazione.</p>
<p>Per lui gli angeli sono illuminazioni del momento e conforto nella sofferenza. Una sofferenza che nasce dal lavoro che fa, che non gli ha impedito di andare avanti.</p>
<p>Di crisi lui ne ha avute nell’affrontare centinaia di storie di violenza. Ha temuto e teme anche per i suoi figli. Ogni tanto qualcuno ha rivolto minacce non sempre velate alla sua famiglia.</p>
<p>Un giorno, uno di quelli più brutti – sempre che tra gli orrori delle vite violate dai pedofili si possa fare una classifica – Nicolò stava per mollare tutto e passare a un ambito professionale diverso, meno coinvolgente e meno distruttivo a livello psicologico. Ma ha la testa dura e non si arrende facilmente. Così ha parlato del suo disagio con una psicologa che da molti più anni di lui lavora con i bambini e le ha raccontato le sue difficoltà e il suo scoramento.</p>
<p>Lei gli ha dato un consiglio semplici: scrivi le storie che ti capitano, anche le più raccapriccianti. Raccontale a te stesso appena ne esci fuori. Sarà una specie di autoanalisi che forse ti aiuterà a vederle un po’ a distanza.</p>
<p>Perché se soffri troppo non potrai più aiutare gli altri.</p>
<p>E così, nottetempo, Nicolò si è messo a prendere appunti. A penna, al computer, come capitava, ed è uscito dalla crisi poco dopo aver cominciato a mettere nero su bianco. E’ andato avanti a scrivere per qualche anno.</p>
<p>Sapeva che quegli stralci di storie buttate su un foglio con l’idea di liberarsi dall’angoscia erano troppo personali per avere un pubblico di lettori. Però ha voluto raccogliere lo stesso, alla rinfusa com’erano. Poi le ha rilegate e le ha trasformate in un regalo per sua moglie, in occasione di un compleanno. Lei proprio non se l’aspettava, quel genere di dono, perché Nicolò aveva sempre scritto in silenzio.</p>
<p>Lui mi ha raccontato che alla fine della lettura sua moglie era entusiasta. Da tempo vedeva sua marito più sollevato e erano, ma adesso aveva anche scoperto qualcosa di nuovo su quell’uomo che le viveva accanto tredici anni: il suo mondo professionale fatto di storie indicibili che lui le aveva quasi sempre tenuto nascoste per non addolorarla. I resoconti di Nicolò le avevano dato scosse ed emozioni. &lt;&lt;Non dovrei leggerle solo io, queste cose&gt;&gt;, gli disse una sera. Lui sapeva bene di non essere uno scrittore: non voleva cimentarsi in un’opera destinata al pubblico. Passò qualche tempo, ma sua moglie non demordeva e Nicolò si rese conto che forse poteva affrontare anche quella sfida.</p>
<p>Così io e lui ci siamo incontrati. Gli ho chiesto di raccontarmi quelle storie. Con la voce, le sue voce, le sue emozioni, i suoi sfoghi a volte ruvidi e a volte teneri e i suoi ricordi brutti o belli: la violenza, ma anche le espressioni dei bambini che gli avevano sorriso, gli abbracci dei genitori che lo avevano ringraziato, che avevano pianto con lui e poi tirato un sospiro di sollievo alla fine di un’esperienza drammatica.</p>
<p>Quelle storie adesso sono qui in una forma nuova.</p>
<p>Nicolò bene a tutti e che, quindi, non lasceranno indifferenti.</p>
<p>Io credo che valga pena conoscerle, nonostante siano sfibranti. Servirà a individuare, a comprendere e a evitare le situazioni a rischio, a portare nelle scuole esperienze utili e a spezzare via remore tabù, silenzi.</p>


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		<title>Halloween, le origini e la leggenda</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 23:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>treman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divertimento]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[Halloween in Italia è vissuta come una festa, una serata da passare magari in maschera in una pista di discoteca o in un pub. Si è trasformato un rito in una festa commerciale in cui gli oggetti pagani sono diventati cult per una generazione di ragazzi. Vediamo le origini di Halloween prendendo spunto dalla rete&#8230; [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Halloween in Italia è vissuta come una festa, una serata da passare magari in maschera in una pista di discoteca o in un pub. Si è trasformato un rito in una festa commerciale in cui gli oggetti pagani sono diventati cult per una generazione di ragazzi. Vediamo le origini di Halloween prendendo spunto dalla rete&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">Jack O’Lantern, noto scommettitore e bevitore, una sera di Halloween invita il Diavolo a bere con lui.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">Trovandosi di fronte a un albero, Jack sfida il Diavolo ad arrampicarsi. Ma una volta che Satana è salito, Jack gli impedisce di scendere incidendo una croce sul tronco.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">A quel punto Jack lo ricatta, concedendogli di scendere soltanto se si impegnerà a non tentarlo più con i vizi.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">Il Diavolo accetta, ma alla morte di Jack il Paradiso non gli apre le porte, a causa della sua vita dissoluta, e anche l’Inferno lo respinge, per l’onta subita.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">A Jack non resta che farsi luce con un tizzone ardente datogli dal Diavolo; per farlo durare più a lungo lo incastra in una cipolla scavata.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">Tipicamente irlandese, anche la leggenda non si sottrae alle vicende storiche.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">Alla fine dell’Ottocento la carestia delle patate in Irlanda costrinse molti Irlandesi a emigrare negli Stati Uniti.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">In America trovarono le zucche che meglio si adattavano a essere intagliate rispetto alle cipolle. Ecco quindi che oggigiorno Jack O’Lantern si aggira nelle notti buie di Halloween illuminando il proprio cammino con una brace dentro una zucca.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">La zucca intagliata con smorfie grottesche è soltanto uno dei simboli di Halloween, la notte del 31 ottobre.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">L’origine è davvero ancestrale. Si deve risalire ai Celti.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">Popolo di agricoltori e pastori, i Celti festeggiavano il loro capodanno il 1° novembre, a simboleggiare il passaggio dalla stagione dei raccolti e della vita a quella dell’inverno, quando la natura si spegneva e la vita moriva.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">I Celti credevano che alla vigilia di ogni anno nuovo, Samhain, Signore della Morte, chiamasse a raccolta gli spiriti dei defunti nel regno dei vivi, sovvertendo le leggi dello spazio e del tempo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; text-align: justify;">Gli spiriti dei morti tornavano in varia forma: gatti neri, pipistrelli, gufi, ragni, zombie, per non parlare di streghe, scheletri e fate dispettose.</div>
<p style="text-align: justify;">
<p>Jack O’Lantern, noto scommettitore e bevitore, una sera di Halloween invita il Diavolo a bere con lui.<br />
Trovandosi di fronte a un albero, Jack sfida il Diavolo ad arrampicarsi. Ma una volta che Satana è salito, Jack gli impedisce di scendere incidendo una croce sul tronco.<br />
A quel punto Jack lo ricatta, concedendogli di scendere soltanto se si impegnerà a non tentarlo più con i vizi.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-302 aligncenter" style="margin-top: 15px; margin-bottom: 15px;" title="halloween" src="http://www.palermofree.com/blog/wp-content/uploads/2009/10/halloween1.jpg" alt="halloween" width="475" height="170" /></p>
<p>Il Diavolo accetta, ma alla morte di Jack il Paradiso non gli apre le porte, a causa della sua vita dissoluta, e anche l’Inferno lo respinge, per l’onta subita. A Jack non resta che farsi luce con un tizzone ardente datogli dal Diavolo; per farlo durare più a lungo lo incastra in una cipolla scavata.</p>
<p>Tipicamente irlandese, anche la leggenda non si sottrae alle vicende storiche. Alla fine dell’Ottocento la carestia delle patate in Irlanda costrinse molti Irlandesi a emigrare negli Stati Uniti.</p>
<p>In America trovarono le zucche che meglio si adattavano a essere intagliate rispetto alle cipolle. Ecco quindi che oggigiorno Jack O’Lantern si aggira nelle notti buie di Halloween illuminando il proprio cammino con una brace dentro una zucca.<br />
La zucca intagliata con smorfie grottesche è soltanto uno dei simboli di Halloween, la notte del 31 ottobre. L’origine è davvero ancestrale. Si deve risalire ai Celti. Popolo di agricoltori e pastori, i Celti festeggiavano il loro capodanno il 1° novembre, a simboleggiare il passaggio dalla stagione dei raccolti e della vita a quella dell’inverno, quando la natura si spegneva e la vita moriva.</p>
<p>I Celti credevano che alla vigilia di ogni anno nuovo, Samhain, Signore della Morte, chiamasse a raccolta gli spiriti dei defunti nel regno dei vivi, sovvertendo le leggi dello spazio e del tempo. Gli spiriti dei morti tornavano in varia forma: gatti neri, pipistrelli, gufi, ragni, zombie, per non parlare di streghe, scheletri e fate dispettose.</p>
<p style="text-align: justify;">


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