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	<title>PalermoFree.com &#187; Ai Fornelli</title>
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	<description>Il primo blog comunitario che ti premia!!</description>
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		<title>Ricetta: ricci di mari cu limuni sprimutu</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 21:28:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ai Fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-883" href="http://www.palermofree.com/blog/ricetta-ricci-di-mari-cu-limuni-sprimutu.html/riccidimare"><img class="alignleft size-full wp-image-883" style="margin: 20px;" title="riccidimare" src="http://www.palermofree.com/blog/wp-content/uploads/2010/03/riccidimare.jpg" alt="" width="200" height="154" /></a>Fra le cucine regionali, quella siciliana è fra le più note per sapori intensi, colori brillanti, varietà di prodotti. La pasta con le sarde o col nero delle seppie, il pesce spada, la pasta reale, la cassata e i cannoli alla ricotta sono sinonimo di sicilianità in tutto il mondo. Le variegate civiltà che hanno dominato l’Isola hanno lasciato traccia del loro passaggio persino nella tradizione culinaria. Numerose le dominazioni, dai greci, che hanno dato una nuova impronta all’uso dei cereali e dell’ulivo, ai romani; dai fenici agli arabi che hanno impreziosito le cucine con l’anice, la cannella, il sesamo, lo zafferano. E’ nella conca d’Oro che l’impronta della popolazione araba riecheggia oggi ancora molto forte con le panelle, il pane con la meusa, il cous-cous, la cuccia e la scursunera nel trapanese. Ai normanni si deve la cultura del “pisci stoccu e baccalà” ma anche delle aringhe affumicate. Questo popolo guerriero e potente si è trovato a dover cedere il passo agli spagnoli che hanno introdotto l’elemento base della cassata, il pan di spagna appunto. Nel frattempo la scoperta delle Americhe ha fornito alimenti preziosi per la caponata (pomodori, peperoni) ma anche il cacao, il peperoncino e le melanzane importate (per la riuscita della parmigiana e della pasta alla norma) probabilmente dall’India. L’avvicendarsi di queste dominazioni ha reso ogni zona della Trinacria unica, caratterizzata da specialità gastronomiche peculiari. Le città in riva al mare Catania, Siracusa, Messina, Palermo e Trapani, offrono piatti che rievocano la forza del mare con una vasta varietà di pesci, di ogni dimensione e sapore. L’entroterra con Agrigento, Enna e Caltanissetta, mettono in tavola legumi, carni, insaccati di ottima qualità, formaggi stagionati che al sol pensiero fanno venire l’acquolina in bocca. La terra siciliana, così selvaggia e difficile è stata capace, e lo è ancor oggi, di porgere i migliori frutti ai propri abitanti e a coloro i quali vengono accolti col calore e l’ospitalità che contraddistingue questa gente. Le uve crescono baciate dal sole dorato e lasciano scoprire al palato ora la forza dell’Etna, ora il duro lavoro e l’impegno di chi si è dedicato alle meraviglie di questa Terra. Nelle pietanze della Sicilia troviamo la semplicità dei prodotti della natura dei sicani e dei siculi, l’estro arabo, l’eco del fasto e della ricercatezza delle antiche corti borboniche, un connubio che chiunque desidera provare, una tentazione a cui è difficile rinunciare.</p>


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		<title>Le caramelle alle carrube erano le uniche.</title>
		<link>http://www.palermofree.com/blog/le-caramelle-alle-carrubbe-erano-le-uniche.html</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 21:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>treman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ai Fornelli]]></category>
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		<description><![CDATA[Non era facile per un bimbo qualche decennio fa riuscire a convincere un padre a comprare le caramelle, premesso che le &#8220;putie&#8221; del paese le tenessero sul banco. Ero comodamente seduto sulla sedia di paglia che guardavo un guscio di noce vuoto con cui giocavo sul tavolo insieme ad un pezzettino di legno. Immaginavo di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-499" style="margin: 15px;" title="carrubba" src="http://www.palermofree.com/blog/wp-content/uploads/2009/11/carrubba.jpg" alt="carrubba" width="192" height="300" />Non era facile per un bimbo qualche decennio fa riuscire a convincere un padre a comprare le caramelle, premesso che le &#8220;putie&#8221; del paese le tenessero sul banco. Ero comodamente seduto sulla sedia di paglia che guardavo un guscio di noce vuoto con cui giocavo sul tavolo insieme ad un pezzettino di legno. Immaginavo di preparare una trappola per gli animali in campagna e armeggiavo come fosse un videogioco di ultima generazione. Mio padre, nella sua figura, era seduto nell&#8217;unica poltrona della stanza a guardare il telegiornale del canale di stato, altro che privati e Berlusconi. Fuori il freddo si faceva sentire ma dentro la stufa a legna teneva calda la stanza. Sopra la stufa che bruciava la potatura degli alberi, stagnava immobile un pentolino pieno d&#8217;acqua. Non capivo che cosa ci faceva sempre li quel pentolino, ma mi guardavo bene dal chiederlo per evitare occhiatacce. Alla fine del telegiornale,  momento che era &#8220;sacro&#8221;,  mio padre mi rivolgeva le sue attenzioni e mi preparava le caramelle alle carrube. Le faceva lui. Per me era un invito irrinunciabile. Un momento di gioco con un posta molto dolce. Si prendeva un tegamino e si ci metteva l&#8217;acqua. Si portava all&#8217;ebollizione e si immergevano le carrube senza semi e ben lavate. Si preparava cosi un decotto rossastro e molto profumato. Al decotto si aggiungeva miele e zucchero in uguale proporzione al decotto. Si rimetteva il tegamino sopra la fiamma molto bassa e si portava in ebollizione il tutto per una buona mezz&#8217;ora, mescolando sempre (questo era il mio compito). Appena si formava una crema caramellata si scendeva dalla fiamma e si svuotava il tegamino nella &#8220;balata&#8221; di marmo che ogni cucina siciliana ha al suo interno. Si allarga la pasta fino a formare uno strato omogeneo di circa mezzo centimetro e si fa raffreddare bene. Prima di solidificarsi si taglia a rettangoli all&#8217;incirca della stessa misura. Alla fine ottenevamo centinaia di caramelle alla carruba. Ne andavo matto, non solo perchè dolci, ma perchè li avevo fatti con mio padre. Era un momento in cui si stava insieme, a scherzare, a giocare e a cucinare. Oggi, forse, i padri comprano la Wii ai figli, la Ps3 e tante altre diavolerie che allontana il dialogo e chiude i ragazzi in un guscio. Io a mio figlio spero un giorno di preparare le caramelle alla carruba.</p>


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		<title>Novembre è dolce con la frutta martorana</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 21:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>treman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ai Fornelli]]></category>
		<category><![CDATA[Mangia e Bevi]]></category>

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		<description><![CDATA[La frutta di Martorana è un tipico dolce siciliano, più precisamente palermitano, famoso nel mondo, vagamente somigliante al marzapane ma notevolmente più dolce e saporito, a base di farina di mandorle e zucchero e confezionato tradizionalmente in forma di frutta. Viene tradizionalmente preparata nelle celebrazioni della Festa dei Morti. Deve il suo nome alla Chiesa [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La frutta di Martorana è un tipico dolce siciliano, più precisamente palermitano, famoso nel mondo, vagamente somigliante al marzapane ma notevolmente più dolce e saporito, a base di farina di mandorle e zucchero e confezionato tradizionalmente in forma di frutta.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Viene tradizionalmente preparata nelle celebrazioni della Festa dei Morti.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Deve il suo nome alla Chiesa di Santa Maria dell&#8217;Ammiraglia o della Martorana,eretta nel 1143 da Giorgio d&#8217;Antiochia, ammiraglio del re Normanno Ruggero II, nei pressi del vicino monastero benedettino, fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194, da cui prese il nome, e di quello di Santa Caterina nel centro storico di Palermo dove le suore lo preparavano e lo vendevano fino a metà del 1900, tradizione oggi abbandonata. Secondo una nota tradizione, la frutta di Martorana è nata perché le suore del convento della Martorana, per sostituire i frutti raccolti dal loro giardino ne crearono di nuovi con mandorla e zucchero, per abbellire il convento per la visita del papa dell&#8217;epoca.</div>
<p>La frutta di Martorana è un tipico dolce siciliano, più precisamente palermitano, famoso nel mondo, vagamente somigliante al marzapane ma notevolmente più dolce e saporito, a base di farina di mandorle e zucchero e confezionato tradizionalmente in forma di frutta.</p>
<p>Viene tradizionalmente preparata nelle celebrazioni della Festa dei Morti.</p>
<p>Deve il suo nome alla Chiesa di Santa Maria dell&#8217;Ammiraglia o della Martorana,eretta nel 1143 da Giorgio d&#8217;Antiochia, ammiraglio del re Normanno Ruggero II, nei pressi del vicino monastero benedettino, fondato dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194, da cui prese il nome, e di quello di Santa Caterina nel centro storico di Palermo dove le suore lo preparavano e lo vendevano fino a metà del 1900, tradizione oggi abbandonata. Secondo una nota tradizione, la frutta di Martorana è nata perché le suore del convento della Martorana, per sostituire i frutti raccolti dal loro giardino ne crearono di nuovi con mandorla e zucchero, per abbellire il convento per la visita del papa dell&#8217;epoca.</p>
<p>In questo video amatoriale i colori e le forme della Frutta Martorana.</p>
<p style="text-align: center;"><p><a href="http://www.palermofree.com/blog/novembre-e-dolce-con-la-frutta-martorana.html"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>


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		<title>Al Kipa i ChitarraMare</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 09:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>treman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abitare in Provincia]]></category>
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		<description><![CDATA[Serata piena di appuntamenti domenica 8 novembre al Kipa di Bagheria in piazzetta Verdone. Si comincia alle 19,30 con un aperitivo tipico siciliano chiamato Mari e Monti. Poi spazio ad una cena raffinata con la possibilità di guardare l&#8217;antcipo di serie A e, infine, una serata musicale conclusiva con i Chitarramare. Invia commenti e suggerimenti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-330" style="margin: 12px;" title="kipa" src="http://www.palermofree.com/blog/wp-content/uploads/2009/11/kipa.jpg" alt="kipa" width="200" height="285" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Serata piena di appuntamenti domenica 8 novembre al <strong>Kipa</strong> di <strong>Bagheria</strong> in piazzetta Verdone. Si comincia alle <strong>19,30</strong> con un aperitivo tipico siciliano chiamato <strong><span style="color: #800000;">Mari e Monti</span></strong>. Poi spazio ad una cena raffinata con la possibilità di guardare l&#8217;antcipo di serie A e, infine, una serata musicale conclusiva con i Chitarramare.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Invia commenti e suggerimenti per il Kipa Pub di Bagheria</span></strong></p>


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